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Paragrafo 1 . Il mito.
     
Solo  in  epoca  relativamente tarda nella lingua greca  la  parola
mythos  ha  indicato  il  "mito", la "leggenda",  la  "favola":  in
origine mythos significa "parola", "annuncio".
     
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     Il  mito  quindi    cosa ben diversa dalla fantasia  poetica,
vuole  essere  una spiegazione complessiva del mondo. Dalla  stella
pi  lontana  agli abissi pi profondi, passando per le  fonti,  le
foreste,  le citt, i monti, si stende un reticolo di divinit  che
si  intreccia con gli uomini e con tutte le loro attivit. Non solo
gli di agiscono sugli uomini, ma, attraverso il sacrificio, spesso
cruento, gli uomini agiscono sugli di.
     La  narrazione  mitica, quindi, non   solo  la  storia  delle
origini del mondo, della nascita degli di e degli uomini, ma serve
a  fare  luce sulle condizioni attuali del mondo e quindi  anche  a
svelarne e spiegarne le ombre. "Quando cantava gli eroi e  le  loro
imprese,  Omero poteva descrivere un mondo di pura luce,  dove  gli
aspetti notturni della realt quasi scomparivano. Ma Esiodo, che si
propone  di dare un quadro realistico del mondo, non pu fare  come
se  le  ombre  non  esistano; nella sua Teogonia ci  che  minaccia
l'uomo, l'orrido e l'informe, ha una parte molto pi importante che
in  Omero,  poich la sua poesia vuol dare la verit  e  non  belle
menzogne"(2).
     La  verit del mito fa emergere e mette in evidenza le luci  e
le  ombre  dell'esistenza, le giustifica, d un senso di sicurezza,
di  certezza. Nella religione dei Greci non esiste separazione  tra
mondo  terreno e mondo divino; uomini e di, tutti nati  da  Chos,
vivono  in  una  armonia naturale all'interno della  quale  trovano
spazio anche la morte e il dolore.
     Ma progressivamente questa spiegazione complessiva che il mito
fornisce  del mondo non  pi soddisfacente, appare come  parziale:
l'armonia  e  l'equilibrio  tra le  parti  in  gioco  -  le  "cose"
esistenti, gli enti che si giustificano e si spiegano a  vicenda  -
vengono meno, ogni parte si scopre come parte e si contrappone alle
altre, l'ordine e la giustizia instaurati da Zeus non governano pi
il mondo.
     Nel  corso  del settimo secolo la Grecia e le aree di  cultura
greca  subiscono  profonde  trasformazioni  economiche:  una  parte
dell'aristocrazia   si   cimenta   nel   traffico   marittimo;   il
proprietario  terriero si appropria di nuovi fondi a scapito  della
comunit   del  villaggio;  si  sviluppa  un  popolo  di  artigiani
(soprattutto  nel settore della ceramica e della metallurgia)  che,
insieme ai bottegai e al popolo minuto, formano una nuova categoria
sociale la cui importanza va aumentando di giorno in giorno; cresce
l'opposizione  tra  i  nobili  che vivono  in  citt  e  la  classe
contadina  che  deve  nutrirli e popola i  villaggi  periferici,  i
dmoi;  i  rapporti sociali appaiono contrassegnati dalla violenza,
dall'inganno e dall'ingiustizia.(3)
     Per costruire un nuovo equilibrio e per capire la natura e  le
cause dell'ingiustizia  necessario ritrovare un "luogo" comune, un
ambiente  che  unifichi le diverse parti in  lotta  tra  loro.  Per
questo uomini, di e ogni esistente cominciano a essere considerati
come  appartenenti a un unico Tutto. L'unicit del  Tutto  non  era
rintracciabile nella spiegazione mitica perch anche il  Chos,  da
cui nascono tutte le cose, appartiene, come tutte le altre cose, al
Tutto.  La  verit  del mito  la luce di una  parte  che  illumina
un'altra  parte;  i  primi pensatori greci  cercano  una  luce  che
illumini tutto, una Verit assoluta.

